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L'origine de "LA CANTADA" IN PIAZZA


 
  La "Cantada", come manifestazione di gente che si riunisce "a mezogiorno in Piaza Grande" (ora Piazza della Repubblica) per cantare e divertirsi l'ultimo giorno di carnevale e, da oltre un secolo, ascoltare il discorso semiserio con cui "Sior Anzoleto Postier" mette alla berlina fatti, misfatti, uomini potenti e non della città, ha radici antiche.
Le prime testimonianze si fanno risalire ai tempi della Serenissima in quei tempi i monfalconesi si radunavano fuori dalla cittadella murata in quanto all'interno non c'èrano spazzi abbastanza grandi per ospitare manifestazioni di popolo. Questo avveniva in prossimità del Pilo, detto anche "colonna infame", ai cui piedi si sviluppavano le cerimonie religiose, quelle militari, la giustizia, le feste; lì la gente si trovava per festeggiare cantando, ballando e ridendo il Carnevale.
Don Barto Bertotti in un suo articolo pubblicato nel 1963 su "La Cantada" indicava un'altra versione della sua nascita. Sotto la giurisdizione della Serenissima, anche in queste zone veniva festeggiato, il 25 aprile, San Marco, il patrono di Venezia e della Repubblica. Quel giorno, dopo la "Messa Granda", i Monfalconesi andavano in processione attorno alla cittadella murata con alla testa le autorità religiose, il podestà e i rappresentanti del Maggior Consiglio, delle confraternite e dei mestieri, e si fermavano presso la "colonna di San Marco", colonna di pietra eretta sopra un piedistallo a più scalini, con in cima il simbolo della Serenissima, il Leone di San Marco ("Monfalcone ieri" S. Feudale, L. Pavan, I. Santeusanio), sistemata circa all'altezza dello sbocco dell'attuale Via Sant'Ambrogio in piazza; qui, dopo il discorso del podestà, veniva alzata la bandiera di Venezia e poi la gente passava la giornata facendo festa.

Foto: Consorzio Culturale del Monfalconese
Quando Monfalcone passò dopo un breve presenza Francese agli Austriaci (1814), gli stessi consideravano la colonna e la festa come simboli irredentistici, per cui la prima venne abbattuta e la festa da prima appena sopportata e in seguito abolita.
Forse, sostiene il Bertotti, è nata in quel tempo La Cantada; infatti i bisiachi per mantenere la tradizione pensarono di spostare quella festa all'ultimo giorno di Carnevale. Erano certi che mutando in atto burlesco la cerimonia ciò non avrebbe destato sospetti, e avrebbero, cosi facendo mantenuto in vita una tradizione.
 Non si sa se in questo periodo veniva pronunciato anche il discorso satirico, infatti bisogna aspettare la fine del 1800 per saperne di più. 
La testimonianza verbale di Amedeo Manià, Monfalconese nato nel 1887, che nomina un certo Guanin Macellaio il quale già nella metà del 1800 era promotore della "CANTADA"; non ricordava però i nomi di quelli che il Guanin avevano preceduto. Raccontano poi i "veci monfalconesi" di un certo "Sior Anzoleto", al secolo Angelo Paolini (nato a Latisana nel 1822 e deceduto a Monfalcone nel 1892), di professione postino, che conosceva tutti i pettegolezzi della città e sempre pronto alla battuta.
Il Paolini era persona gentile, che sapeva intrattenere buoni rapporti con la gente, il mestiere lo metteva in contatto con i suoi paesani e questa sua disponibilità giovò ad allargare la sua popolarità e probabilmente anche quella della "Cantada": non per nulla è stato fin qui l'animatore più citato e apprezzato della stessa. A lui va l'onore di averle dato nuovo slancio nel lontano 1884, e, dice la tradizione popolare, fu il Paolini ad aver pronunciato stando sull'ultimo scalino del Pilo, l'anno successivo, la formula con cui ordinava a tutti i monfalconesi: "Ordino e comando che tale usanza non venga mai meno finché un solo monfalconese calpesterà le strade di questa nostra cara città". In quel tempo quelle parole, pur essendo Carnevale, venivano seguite con una certa serietà dai monfalconesi che si radunavano attorno al Pilo. L'allegria totale scoppiava quando si iniziava a cantare le vecchie canzoni che, ie qun alcune occasioni dopo la metà del 1800, venivano accompagnate dalla banda musicale di Monfalcone, che era stata fondata nel 1844.
Dopo di lui si ricordano Checco Cidin (Paireto), al seguito Emilio Castellani Ottavio Gerzeli, soprannominato "otavin", Francesco Benco, panettiere; segui Antonio De Carvalho, poi Arturo Stefani De Carvalho e ancora Silvano Roblegg. Nel 1965 esordirono Fabio Deffendi che fungeva da notaio e Orlando Manfrini, Anzoleto. I due si alternavano nelle battute, il testamento non aveva ancora la fisionomia attuale e, come mi ha fatto notare il Manfrini, ciò creava confusione nella gente che vedeva offuscarsi il mito e non capiva chi fosse il vero, autentico "Sior Anzoleto". Questo fatto insolito per fortuna durò solo due anni, nel 1967 si ritornò alle origini ed egli rimase solo a beffeggiare i potenti.
 La mattina del Martedì Grasso è scandita da cinque momenti importanti: il giro dei borghi antichi, Borgo San Michel, Borgo Rosta, Borgo San Roco detto anche "dei siori" e Borgo San Jacun, l'arrivo in piazza del corteo alla fine dell'ultimo tocco del campanile, a mezzogiorno; negli anni Cinquanta si teneva l'alza bandiera; poi la banda e i cantori attaccano l'inno della città, indi dal 1987 giuramento letto dal "Notaro" e di seguito discorso satirico "de Sior Anzoleto, Postier della Defonta", chiamato così dopo la fine della Grande guerra: "de fonta" morta indica in modo ironico l'ex Impero austroungarico. Alla fine della lettura del testamento, "Cantada" collettiva, anticamente diretta da Anzoleto. Dal 1930 capo dei cantori è stato Giovanni Fabris, detto "Pitoret", mentre dal 1990 domina Ettore Mazzoli, "Ete" per gli amici, che in "cana" cilindro dirige la "Cantada" accanto al maestro della banda comunale.

(Aldo Buccarella)

Come si presentano oggi:
Sior Anzoleto Postier, la Sposa, il Notaro


 
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