Monfalcone
Il luogo su cui sorse il primitivo nucleo abitato era
sit
Anche i Romani non mancarono di insediarvi posti di vedetta e opere munite. Nel
corso dei secoli X e XI il entrò a far parte del dominio del Patriarca di Aquileia; le vicende successive, sino al 1400, sono
caratterizzate da frequenti lotte tra il Patriarcato ed i conti di Gorizia.
Nel corso dei secoli XIII e XIV la fortezza sostenne, a più riprese, l'urto
delle milizie isontine, durante le quali la
cittadella subì gravi danni, che si protrassero sino alla fine del secolo.
La città mantenne intatta la sua importanza anche dopo il 1420, anno in cui
passò sotto il dominio veneto. Al crollo della Repubblica Veneta, nel 1797,
passò all'Austria, insieme a tutto il territorio oltre l'Isonzo.
Il primo conflitto mondiale ha pesantemente inciso sul patrimonio culturale e
monumentale della città, quasi interamente scomparso il Palazzo del Comune, il
Palazzo Patriarcale, il Palazzo della Ragione e la Loggia..
Cosa vedere
La prima guerra mondiale, con le sue distruzioni, ha pesantemente inciso sul
patrimonio culturale di Monfalcone, città che ancora all'inizio del secolo XX
contava non più di 3.800 abitanti e che in nessun'epoca
fu particolarmente ricca di opere d'arte.
Tra i monumenti storici di maggior interesse, da ricordare in primo luogo la
Rocca, posta sulle alture che dominano la città, della quale anzi è diventata
il simbolo. È una costruzione fortificata di origine medioevale, più volte
rimaneggiata nei secoli, costituita da un robusto mastio circondato da una
struttura muraria difensiva di forma circolare a sua volta circondata dai resti
di un ampio castelliere preromano.
Un leone di S. Marco in pietra, inserito nel muro del torrione, sull'architrave
della porta d'accesso al piano superiore; un'iscrizione del
In parte distrutta dalla guerra, la rocca venne restaurata per cura della
Soprintendenza tra il 1950 ed il 1955.
Moderna la costruzione del Duomo (1926-29), su progetto degli architetti romani
Benigni e Leoni; il precedente, che possedeva tele venete di Palma il Giovane e
altri pittori di fama, mobili intagliati da Matteo Deganutti
ecc., fu abbattuto nella guerra 1915-18. Più recente ancora è il campanile
(1960).
Antica invece la Chiesetta di S. Polo (XV secolo, con il campanile costruito
con le pietre del ponte romano che si trovava nei pressi della città), sede
della sezione storica del Museo Carsico Paleontologico e Cimeli Storici.
Celebre nel passato la Chiesa della Marcelliana,
antico santuario già ricco di storia e d'arte, ricostruito a partire dalla fine
del XVIII secolo, affrescato da Sebastiano Santi, muranese,
nel 1844, e decorato dall'udinese Comuzzi nel 1890;
nel 1943 il veronese Agostino Pregrassi ha affrescato
ai lati dell'altar maggiore due scene con l'evento miracoloso della statua
della Madonna e con il voto alla Vergine durante la pestilenza del 1386.
Conserva una tardoromanica Madonna con Bambino in pietra
(secolo XIII) sull'altar maggiore e, accanto all'ingresso, una stele funeraria
(1836) dedicata alla
Nella Chiesa di S. Nicolò (costruita poco prima del 1660), dalla semplice
facciata, un altare in legno intagliato e dorato, unico superstite dei tanti
che i documenti dicono essere stati eseguiti per le chiese della zona. Risale
al XVII secolo e si compone di una parte inferiore con tre nicchie (divise da
tonde, robuste colonne scanalate) in cui sono poste le statue di S. Nicolò (al
centro), di S. Giovanni Battista e di S. Cristoforo; nel piano superiore, in
nicchie di minor dimensione, l'Eterno Padre benedicente e le figurine
dell'Annunciazione.
Eleganti motivi decorativi (preludio al barocco, ma non ridondanti) raccordano
le varie parti: pur ignorandosene l'autore, pare di poter collocare l'altare
(al quale il recente restauro ha restituito tutta la preziosità che gli deriva
dall'abbondante uso dell'oro) nell'ambito della scultura lignea friulana del
XVII secolo. Un cenno infine ai dipinti di Giovanni Bartoli
e Rodolfo Zernetti nell'arco trionfale e nel
presbiterio: risalgono all'epoca della seconda guerra mondiale e raffigurano
scene del Peccato originale e della Redenzione.
Da ricordare il Palazzo Comunale, costruito nel 1860 su progetto
dell'architetto Parrucchetti in stile neoclassico (ma
con qualche ammiccamento agli stili storici): vi si conservano due affreschi,
provenienti dallo scomparso palazzo di proprietà di Giacomo Ricci detto "Capeler". Scoperti nel 1922, furono staccati e portati
in Municipio; raffigurano due scene del Buon Governo e sono databili all'inizio
del secolo XVI, opera probabile di un "pictor vagabundus" di formazione veneta, non dotato di sicura
personalità. Una delle due scene evoca la condanna di un omicida (vi sono
rappresentati: un giocatore accanto al tavolo da gioco, la condanna inflitta
dal re, il giovane cui viene bruciata la mano); l'altra mostra un corteo di
giovani.